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I pensieri non hanno consistenza fisica, eppure occupano tanto spazio nella mia testa, a volte scorrono lisci e lineari seguendo una linea immaginaria; in altri momenti ruotano senza fermarsi e dopo un giro tornano al punto di partenza, senza trovare una via di uscita, una interruzione a questo girotondo che può essere veloce e frenetico o lento e pesante; a volte i pensieri si accavallano e sono come un mucchio di foglie secche autunnali accumulate dal vento, dove non c'è un ordine logico, ma sono tutte mescolate insieme con i loro colori più svariati e diversi; poi ci sono le occasioni in cui si intrecciano, si ingarbugliano, si stringono, si annodano ed è difficile trovarne il principio, l'inizio, quello che per primo ha innescato il meccanismo e ha richiamato altri pensieri disordinatamente e in fretta.
Ho scoperto, con gioia, che per riordinarli, capirli, chiarirli, i pensieri hanno bisogno di essere materializzati, di venire alla luce e allora richiedono parole verbali che sono come un velo che non ha consistenza, se non nel momento in cui avvolgono qualcosa di concreto e solido; le parole scritte sono di maggior efficacia perché le ho davanti, le posso osservare mentre avvolgono ed esprimono emozioni, sensazioni, immagini, momenti vissuti.
Trascrivo i miei pensieri, portandoli all'esterno, perché mi aiutano a chiarire ciò che ho dentro, e li rendo "tridimensionali" appoggiandoli ordinatamente su pagine bianche e accetto la possibilità di farli conoscere, impregnati delle mie emozioni e supportati dalle mie considerazioni, a qualcuno che ha voglia e curiosità di leggere.
Per me è anche l'opportunità per essere generosa e aperta donando vari spicchi della mia vita, come risposta e restituzione di tanti pezzetti di vita che ho avuto in dono, da tanti amici.

Maria Lampa
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